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Fumo, le politiche per la prevenzione funzionano. In 6 anni evitati 22 milioni di decessi

Fonte il quotidiano “La Repubblica” di TINA SIMONIELLO – 20 dicembre 2016

E 7,5 milioni sono collegati all’aumento delle imposte sulle sigarette. lo afferma uno studio Usa pubblicato su Tobacco Controll.   Se anche Cina, India e Indonesia aderissero  alle misure anti-tabacco individuate dall’Oms le vite salvate dai danni del fumo sarebbero 140 milioni in più

PIACCIANO o no ai fumatori, venditori e produttori di sigarette, le misure antifumo stanno dando molti frutti. Stando alle cifre, pubblicate on-line su Tobacco Control ,  in sei ani, tra il 2008 e il 2014 sono stati evitati ben 22 milioni di decessi legati al fumo, e più di 53 milioni di uomini e donne in 88 paesi hanno smesso di fumare.  Numeri, che non soltanto dimostrano “l’enorme e continuo potenziale di salvare milioni di vite implementando politiche antifumo”, come ha dichiarato David Levy, oncologo del Georgetown Lombardi Comprehensive Cancer Center di Washington e lead autor dell’indagine. Ma che possono anche “aiutare i paesi che ancora non hanno intrapreso misure salva-vita rispetto al tabacco, oltre la metà dei 196 totali, a comprendere meglio il potere di queste politiche sulla salute pubblica”. Sono numeri  incoraggianti, visto che vanno ad aggiornare, in senso decisamente positivo, i risultati di una pubblicazione del 2013 secondo la quale le politiche di controllo e disincentivazione del tabacco adottate nel triennio 2007-2010 da 21 paesi, di morti fumo-correlate ne avevano impedite soltanto  7,4 milioni.

Lo studio. Lo studio appena pubblicato ha misurato gli effetti su un intervallo di sei anni, dal 2008 al 2014, del pacchetto di misure antitabacco, (le MPOWER misures) che il Framework Convention on Tobacco Control (WHO FCTC) cioè la Convenzione quadro sul controllo del tabacco dell’OMS, aveva individuato nel 2005 per fornire uno strumento e un sostegno efficaci per qui paesi che avessero voluto promuovere politiche anti-fumo.

Il costo, la misura più efficace. Oggi 88 nazioni, sulle 186 che al gennaio 2015 hanno ratificato la Convezione quadro, hanno applicato almeno una delle misure proposte dall’Oms. Che sono in tutto sei: monitoraggio del consumo di tabacco e delle politiche di prevenzione,  protezione delle persone dal fumo, offerta attiva di sostegno a chi voglia abbandonare il tabagismo, avvertenze sui danni del tabacco, rafforzamento dei divieti di pubblicità, promozione e sponsorizzazione del fumo, e infine aumento delle imposte. Quale è la più efficace? Ebbene, gli autori hanno calcolato dei 22 milioni di vite salvate 7 milioni sono dovuti all’aumento delle imposte sulle sigarette, 5,4 a leggi antifumo, 4,1 ad avvertenze sui danni alla salute, 3,8 al divieto di pubblicità, e 1,5 a interventi di disassuefazione.

Cina India e Indonesia. Secondo i calcoli degli autori la maggior parte delle vite salvate dai danni del fumo si sarebbero registrate  negli anni tra il  2012 e 2014 grazie al fatto che Bangladesh, Russia e Vietnam hanno aderito alle misure Oms antitabacco.  Ma le cose potrebbero andare ancora meglio, molto meglio, secondo lo studio, se aderissero alle indicazioni WHo-Fctc Cina, India Indonesia, colossi demografici e ad alta prevalenza di fumatori. In questo caso di vite salvate ce ne sarebbero 140 milioni. In più.

La legge italiana. L’ultima norma italiana in materia di lotta al fumo è il decreto legislativo (Dlgs) 6 del 12 gennaio 2016, che recepisce una direttiva europea del 2014 alieneando le leggi degli stati dell’Unione rispetto a lavorazione, presentazione e vendita dei tabacco. E che in effetti applica più di una delle misure individuate dal Who Fctc. “È una norma importante, il Dlgs 6,  con diversi punti di forza – dice Roberta Pacifici, direttore dell’Osservatorio fumo alcol e droga dell’Istituto superiore di sanità -. Prima di tutto rende omogenee legislazioni nazionali che erano molto diverse tra loro, ma che non hanno più senso di esistere così differenti, vista l’entità degli spostamenti di persone all’interno dell’Ue. E poi per gli interventi che propone: più che sui divieti (e comunque noi in Italia siamo stati all’avanguardia per anni per quanto riguarda le restrizioni, pensiamo alla legge Sirchia) il Dlgs 6 punta sulla disincentivazione al fumo e sulla disassuefazione dei consumatori. Sui pacchetti di sigarette è obbligatorio il numero verde a cui rivolgersi per smettere di fumare. E  sono obbligatori i pittogrammi” .

Immagini e prevenzione. I pittogrammi sono quelle immagini che evocano stati di malattia o di morte legati al tabagismo. “Che – riprende Pacifici – forse disincentivano poco chi ha già sviluppato una dipendenza ma sono efficaci tra coloro, soprattutto giovani, che iniziano ad avvicinarsi alle sigarette.  Il fatto che ci sia un mercato di foderine pensate per nascondere quelle immagini è indicativo che una forza respingente i pittogrammi ce l’hanno”. La norma del 2016,agli articoli 20 e 21 regolamenta i nuovi prodotti del tabacco, come le sigarette elettroniche per esempio. “La legge ci permette di sorvegliarne gli effetti, che ancora non sono noti, e regolarne pubblicità e tasse”. E pr quanto riguarda la vendita di sigaretti e simili ai minori? Non si sa di tabaccai che chiedono documenti di identità. “La vendita ai minorenni è un problema di difficile soluzione. Si potrebbe affrontare con controlli più incisivi  e con multe i cui proventi si potrebbero destinare a campagne di lotta al fumo”.

Il caso Australia. “Le politiche di contrasto all’uso di tabacco funzionano, lo dicono i dati  – conclude Pacifici -.Prendiamo il caso dell’Australia dove oggi la prevalenza dei fumatori è al 10 per cento, grazie a politiche condivise da tutti gli attori della filiera dei prodotti del tabacco. Dove le campagne informative sui danni del fumo sono permanenti non sporadiche, dove hanno applicato con serietà e continuità le indicazioni dell’Oms. Per esempio quella sull’aumento del prezzo delle sigarette. Che funziona”.

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